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Novità scientifiche Marzo 2009


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31/3/2009  Sudden stratospheric warming events seen with cosmic ray muon data - AGU

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30/3/2009  Influence of Patagonian glaciers on Antarctic dust deposition during the last glacial period - Nature Geoscience

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27/3/2009  Elevated CO2 stimulates marsh elevation gain, counterbalancing sea-level rise - PNAS

27/3/2009  Trade-off between aerobic capacity and locomotor capability in an Antarctic pteropod - PNAS


19/3/2009  Obliquity-paced Pliocene West Antarctic ice sheet oscillations - Nature

Comunicato

Antartide: un oceano troppo caldo influenzerà la stabilità della calotta glaciale

Un team di 56 ricercatori di 4 nazioni (USA, Italia, Germania e Nuova Zelanda), ha pubblicato nuove evidenze che aumenti anche modesti della concentrazione di CO2 in atmosfera potrebbero avere una importante conseguenza sulla stabilità della calotta di ghiacci dell’Antartide Occidentale. I risultati della ricerca, pubblicati sul numero del 19 marzo 2009 della rivista Nature, sono basati sullo studio geologico e geofisico delle carote di sedimenti raccolte in un pozzo profondo 1280 m nella regione del McMurdo Sound, nel Mare di Ross. Questo pozzo, l’unico ad oggi realizzato al di sotto di una piattaforma di ghiaccio, è frutto della prima stagione di perforazione del più ambizioso programma di perforazioni profonde nei sedimenti antartici, denominato ANDRILL (ANtarctic DRILLing).




Al programma ANDRILL, partecipano diversi ricercatori di Università e di Enti di Ricerca italiani, nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica. Dall’Università di Siena partecipano fra gli altri Franco Talarico (coordinatore a livello internazionale) e Claudio Ghezzo (coordinatore a livello nazionale). Dall'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) partecipano Fabio Florindo (coordinatore a livello internazionale), Massimo Pompilio e Leonardo Sagnotti. Altri ricercatori coinvolti sono Davide Persico (Univ. Parma), Paola Maffioli (Univ. Milano-Bicocca) e Marco Taviani (CNR-ISMAR Bologna).


I sedimenti carotati offrono un insostituibile archivio di informazioni sulle condizioni ambientali e climatiche presenti nella regione polare, in particolare nel Pliocene inferiore (tra c. 3 e 5 milioni di anni fa), quando l’atmosfera del pianeta aveva contenuti di gas serra e temperatura simili a quelle previste alla fine del nostro secolo.





Gli studi evidenziano che a quel tempo la calotta di ghiaccio dell’Antartide Occidentale era fortemente dinamica, con numerosi cicli di avanzata e ritiro (sino alla completa scomparsa), in stretta dipendenza con variazioni di riscaldamento dell’oceano circostante innescate da un diversa insolazione del pianeta per cause astronomiche (variazioni con periodo di 40.000 anni dell’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre). Le ricerche forniscono la prima evidenza che quando la concentrazione di CO2 in atmosfera raggiunse i 400 ppm circa 4 milioni di anni fa, il conseguente riscaldamento globale amplificò ripetutamente e in modo significativo gli effetti delle variazione ciclica dell'inclinazione dell'asse terrestre, con importanti variazioni di volume della calotta dell’Antartide Occidentale. Le osservazioni geologiche sono inoltre confermate da un modello tridimensionale al computer che riproduce le fluttuazioni delle calotte negli ultimi 5 milioni di anni e evidenzia che la contrazione sino a eventi di collasso catastrofico della calotta occidentale è stata sempre accompagnata da una parziale contrazione anche del margine di quella orientale, generando un aumento complessivo del livello marino pari a 7 m.


Difficile al momento prevedere se l’inizio di un futuro brusco collasso dei ghiacci antartici avverrà tra un secolo oppure nel prossimo millennio in dipendenza ai futuri livelli di CO2 in atmosfera. Tuttavia le nuove informazioni paleoclimatiche fornite da ANDRILL contribuiscono un tassello fondamentale per la conoscenza dei cambiamenti climatici e degli effetti del riscaldamento globale. Il più recente rapporto dell’ Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) riporta che poiché molto poco si sa del comportamento delle calotte di ghiaccio è difficile prevederne il comportamento, il loro contributo all’innalzamento del livello marino, e quindi gli impatti del riscaldamento globale sulla umanità.


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17/3/2009  Wind-Driven Upwelling in the Southern Ocean and the Deglacial Rise in Atmospheric CO2 - Science

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13/3/2009  Recent Changes in Phytoplankton Communities Associated with Rapid Regional Climate Change Along the Western Antarctic Peninsula - Science

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7/3/2009  GRACE gravity evidence for an impact basin in Wilkes Land, Antarctica - Geochemistry Geophysics Geosystems

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ultima modifica: 1 Aprile 2009