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News ed eventi: Novità scientifiche Novembre 2008
Novità scientifiche Novembre 2008
25 Novembre, 2008
Controllo dei flussi oceanici su gas serra atmosferici
Modellizzazioni numeriche che rappresentano le relazioni tra oceano, atmosfera e biosfera oceanica
hanno permesso di riprodurre le variazioni climatiche naturali a scala millenaria osservate
in Groenlandia e in Antartide, e le contemporanee variazioni nelle concentrazioni dei gas serra N2O e CO2
in atmosfera.
Le osservazioni naturali evidenziano una contrapposizione nelle variazioni termiche fra i due poli.
Quando in Groenlandia si verificano riduzioni di temperatura (correlate con le riduzioni nella concentrazione di N
2O),
in Antartide si osservano lenti e graduali aumenti di temperatura (correlati con
variazioni di CO
2), e viceversa. La causa viene ascritta alle attivazioni e disattivazioni della
corrente oceanica dell'Atlantico meridionale, con trasporto di calore verso lAntartide o il
Nord Atlantico.
Usando come forzante le attivazioni o disattivazioni di questa corrente, i ricercatori sono riusciti
a riprodurre con successo sia le variazioni delle temperature sia quelle delle concentrazioni dei gas
considerati, confermando quindi linterpretazione corrente che attribuisce le variazioni millenarie
alla circolazione oceanica.
25 Novembre, 2008
Ghiacciai sepolti alle medie latitudini su Marte
Crediti: Science
Osservazioni radar dal Mars Reconnaissance Orbiter (MRO) hanno permesso di riconoscere l'esistenza
di ghiacciai coperti da livelli di detriti rocciosi a medie latitudini che presumibilmente derivano un periodo glaciale
della storia di Marte, in cui a causa di una ben maggiore obliquità, erano presenti ghiacciai in superficie
anche lontano dai poli.
Questi ghiacciai attualmente possono essere considerati fossili, in quanto si conservano solo
grazie alla protezione dello strato di detrito, altrimenti il ghiaccio sublimerebbe nell'atmosfera.
Il ghiaccio potrà essere studiato in successive spedizioni al suolo, e potrebbe costituire una risorsa anche
effettuare esplorazione umana su Marte.
25 Novembre, 2008
Variabilità del clima e tendenza ad una fase glaciale stabile
Crediti: Nature
Durante gli ultimi 900mila anni, la variabilità del clima terrestre è aumentata,
oltre a passare da una periodicità di 41mila anni (legata allobliquità dellorbita)
ad una di 100mila anni (eccentricità dellorbita).
Basandosi su modellizzazioni climatiche al computer, questa variabilità viene ora messa in relazione con una fase
di instabilità, espressione di una tendenza verso un periodo glaciale stabile con calotte
sullEurasia e sul Nord-America. Questo periodo rappresenterebbe il completamento della evoluzione, in 50 milioni di anni,
da una condizione di clima temperato ad uno glaciale sino a medie latitudini in entrambi gli emisferi.
21 Novembre, 2008
Scoperta di giacimenti di micrometeoriti in Antartide
Crediti: Proceedings of the
National Academy of Science
Durante le spedizioni italiane 2003 e 2006 del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (PNRA)
ricercatori italiani e francesi hanno scoperto "giacimenti" di micrometeoriti sulle sommità delle
Montagne Transantartiche (Antartide). Questi giacimenti rappresentano i più ricchi ed i più
antichi sinora ritrovati.
Le micrometeoriti, con dimensioni normalmente inferiori ad 1 mm, rappresentano la parte preponderante
del materiale extraterrestre che raggiunge la Terra. Sono state campionate in suoli desertici, in sabbie
di spaggia, nel ghiaccio e nelle nevi. Si pensa che corrispondano a polveri di comete, mentre le
macrometeoriti sarebbero frammenti di asteroidi.
La collezione ritrovata nelle Montagne Transantartiche si trova in fratture e piccole conche di
alterazione presenti sulla superficie granitica esposta da più di un milione danni.
Le micrometeoriti vi si sarebbero accumulate per caduta diretta e grazie alle condizioni atmosferiche
costantemente fredde e secche si sarebbero conservate per quasi un milione di anni.
Il totale di micrometeoriti ritrovate, con dimensioni superiori a 100 micron supera il milione, mentre
sono 3500 quelle con dimensioni tra 400 micron e 2 mm. Tra i ritrovamenti di rilievo spiccano alcune
micrometeoriti con condrule, e particelle probabilmente generate da un impatto meteoritico avvenuto
circa 480,000 anni fa, ancora non chiarito. Oltre alle micrometeoriti sono state rinvenute microtectiti,
particelle di roccia terrestre fusa per un impatto meteorico avvenuto probabilmente in Indocina, circa
800,000 anni fa.
Il grande numero di particelle di dimensioni relativamente grandi permetterà per la prima volta
analisi impossibili sulle piccole micrometeoriti tipiche delle altre collezioni. Ciò permetterà
di risolvere numerose questioni scientifiche ancora aperte, tra queste la loro controversa origine
cometaria o asteroidale.
Informazioni:
17 Novembre, 2008
Fiumi subglaciali e accelerazione dei ghiacciai in Antartide
Crediti: Nature Geoscience
Uno dei temi più importanti per la caratterizzazione della criosfera antartica e in generale dei cambiamenti climatici
globali è la quantificazione delle variazioni del volume dei ghiacci terrestri e del conseguente impatto sul livello del mare.
Negli ultimi anni è stato riconosciuto un reticolo idrografico al di sotto dei ghiacci antartici. È stato
suggerito che questi flussi idrici subglaciali possano influenzare le velocità di spostamento dei ghiacciai, ma
sinora non era stato osservato empiricamente.
Uno studio apparso su
Nature Geoscience fornisce per la prima volta levidenza di un collegamento
tra accelerazione di un ghiacciaio e flussi idrici subglaciali. Il ghiacciaio Byrd, in Antartide orientale,
tra Dicembre 2005 e Febbraio 2007 ha aumentato la sua velocità del 10% lungo un tratto di 75 km, che si trova a valle
di due laghi subglaciali che avrebbero scaricato circa 1,7 km cubi di acqua nel reticolo idrografico.
Lacqua avrebbe ridotto la resistenza allo spostamento del ghiaccio, determinando quindi laccelerazione
riscontrata per il ghiacciaio Byrd.
Informazioni:
12 Novembre, 2008
Il monsone asiatico e le variazioni climatiche, viste attraverso una stalattite cinese
Lo studio della variabilità del monsone asiatico è molto importante per le ricadute sociali che questo monsone ha
sulla regione più popolata del globo e con una importanza economica via via maggiore.
La storia del monsone asiatico è stata ricostruita sino ad alcune centinaia di migliaia di anni fa, grazie a studi paleoclimatici
su stalattiti. Purtroppo la risoluzione temporale precedentemente ottenuta è insufficiente a riconoscere le relazioni con
lattività solare, i cambiamenti culturali e limpatto umano sullambiente.
Ricercatori cinesi e statunitensi hanno analizzato una stalattite di 1,2 m di lunghezza, campionata in una
grotta tra il plateau tibetano e laltopiano cinese del loess. Questa stalattite presenta una crescita continua dal 190 al 2003 dC,
con età ricostruite con una precisione media di circa 2,5 anni ed errori inferiori a 15 anni.
I ricercatori sono riusciti a stabilire una correlazione tra le variazioni nelle intensità del monsone asiatico,
periodi storici e culturali cinesi, oltre ad indicatori paleoclimatici e culturali ricavati in altre zone della Terra.
Elevate intensità del monsone si accompagnano a periodi di fioritura della civiltà cinese, mentre le sue riduzioni
sono associate a periodi storici di turbolenza e decadimento.
In generale le variazioni del monsone sono correlate positivamente con le temperature dellemisfero settentrionale,
ma questa correlazione si interrompe nella seconda parte del XX secolo. Per spiegare questo fenomeno gli autori ritengono
che i forzanti climatici naturali che hanno regolato il monsone asiatico sono stati sovrastati come importanza da quelli
di origine umana (gas ad effetto serra ed aerosols) a partire dal 1960 circa.
Informazioni:
11 Novembre, 2008
Le risposte della circolazione atlantica ai fattori climatici del Pleistocene superiore
Ricercatori statunitensi hanno studiato l'influenza dei forzanti climatici durante gli ultimi quattro cicli glaciali,
per testare lipotesi avanzata dal progetto
SPECMAP che nel Pleistocene superiore l'insolazione estiva alle alte latitudini settentrionali
induca la stessa sequenza di variazioni della circolazione oceanica e di altre caratteristiche climatiche
nel caso di ogni ciclo di Milankovitch, cioé con periodi dai 100.000 ai 41.000 sino ai 23.000 anni.
Analizzando un maggior numero di siti rispetto a
SPECMAP, hanno dedotto che la risposta della circolazione atlantica
ai cicli con periodo di 41.000 è differente da quella dei cicli con periodo di 23.000 anni. Questo fatto suggerisce agli autori
che oltre al volume dei ghiacci e all'insolazione estiva esistono altri fattori, non ancora chiariti, che hanno notevole importanza
nel regolare la circolazione oceanica.
Informazioni:
10 Novembre, 2008
Evidenze sedimentologiche contro una origine vulcanica recente delle Montagne subglaciali Gamburtsev (Antartide)
Le Montagne subglaciali Gamburtsev si trovano in Antartide orientale, raggiungono elevazioni superiori a 3000 m ed hanno una dimensione
maggiore di quella delle Alpi europee. La loro struttura e storia geologica è sconosciuta,
perché sono completamente ricoperte da centinaia di metri di ghiaccio della calotta glaciale est-antartica. La loro
esistenza è stata riconosciuta solo grazie a rilievi geofisici. La stessa presenza di questa imponente catena montuosa
allinterno di quella che è considerata una zona geologicamente stabile da centinaia di milioni di anni rappresenta un
enigma geologico, perché ci si aspetterebbe che essa sia completamente erosa. La conoscenza della storia di queste montagne
è cruciale per ricostruire le modalità di sviluppo delultima glaciazione antartica, nella quale avrebbe potuto
rivestire un ruolo di "germe di nucleazione", se fosse già stata presente. Una ipotesi avanzata per spiegare la loro genesi
invoca la presenza di un "punto caldo" (hot-spot) giovane.
In uno studio pubblicato il 4 Novembre 2008 viene studiata una carota di sedimenti marini con età dal Cretaceo allattuale, depositatisi a valle delle
Montagne Gamburtsev. I ricercatori non rinvengono minerali di origine vulcanica più recenti di circa 530 Ma e
ritengono quindi che una natura vulcanica recente di queste Montagne, indotta da un punto caldo giovane, sia da escludere.
Rimane quindi ancora non chiarita lorigine e la storia di queste montagne.
Informazioni:
5 Novembre, 2008
Metodo per tracciare lorigine e levoluzione degli ossidi di azoto nellatmosfera artica
Gli ossidi di azoto in atmosfera sono importanti fattori di controllo della chimica atmosferica. Ricercatori francesi e canadesi
hanno studiato i rapporti isotopici dei nitrati nellatomosfera artica per ricostruire la storia stagionale degli
ossidi di azoto ed inferire limportanza relativa degli ossidanti atmosferici. Questa tecnica potrebbe essere estesa
allo studio delle atmosfere del passato utilizzando le carote di ghiaccio.
Informazioni:
4 Novembre, 2008
Accertata linfluenza umana sui cambiamenti climatici in entrambe le zone polari
Il quarto rapporto di valutazione dellIPCC aveva concluso che linfluenza
antropogenica sul cambiamento climatico era riconoscibile in ogni continente
tranne che in Antartide, a causa della insufficiente copertura delle stazioni
di misurazione in questo continente. Ricercatori inglesi, giapponesi e statunitensi
hanno pubblicato uno studio su
Nature Geoscience in cui utilizzano modelli di simulazioni delle
variazioni climatiche che tengono conto sia delle componenti naturali sia di quelle
dovute allazione umana (immissione di gas serra, riduzione dello strato di ozono).
La loro conclusione è che le variazioni climatiche osservate nelle zone polari, sia in Antartide
sia in Artide non possono essere spiegate senza tenere in conto i forzanti antropogenici.
Informazioni:
4 Novembre, 2008
Riduzione dello spessore della banchisa artica nellinverno 2007-2008
Uno studio in corso di pubblicazione su
Geophysical Research Letters suggerisce
che la banchisa artica abbia avuto nel corso dellinverno 2007-2008 spessori significativamente inferiori
a quelli registrati nei cinque inverni precedenti. Lo spessore medio sarebbe diminuito
di 26 cm, e in molte regioni la riduzione sarebbe stata dellordine del mezzo metro,
per arrivare in una zona dellArtide occidentale a valori di quasi 90 cm di assottigliamento.
Lo studio è stato reso possibile dai dati forniti dal satellite Envisat
dellAgenzia Spaziale Europea (ESA).
Informazioni: